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IV-V ginnasio A

** “I veicoli della parola dai classici all’Information technology” ** Percorso integrato all’interno del Liceo Classico ‘M. Gioia’

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GEOfest

Qui di seguito potete trovare la sintesi di alcuni momenti del n. 0 del GEOfest.

locandina

Sabato 29.ix.2007 (mattina) – Cappella Ducale

C’è troppa antropologia nella geografia?

Alberto Gromi 
Gromi ha moderato il dibattito: quale geografia bisogna trasmettere oggi nelle scuole?, che cos’è la geografia?, in quale modo va insegnata?, qual è il valore aggiunto della disciplina?, quali sono gli aspetti da privilegiare nell’ambito dell’istruzione?…
“La geografia si studia per problemi”, ha esordito e tra un relatore e l’altro ha inframezzato con esperienze personali, come quelle in Kenia. (A. Alessandrini)

Patrizio Roversi, www.turistipercaso.it
Il “turista per caso” si è introdotto come rappresentante del pubblico e profano in materia geografica. Nonostante questa presentazione, ha riportato la sua esperienza in maniera chiara e ricca di spunti concreti: “Le carte geografiche sollecitano la fantasia; i viaggi sono strettamente connessi con la geografia e una cartina permette di fantasticare sul mondo.” (A. Alessandrini)

Ha iniziato il suo intervento descrivendoci una recente iniziativa a lui proposta riguardante un viaggio con dei geografi sulle tracce delle antiche rotte di esplorazione in Thailandia e in Cambogia.

In seguito Roversi ci ha narrato di una sua esperienza che lo ha portato a riflettere. Mentre decollava dall’aeroporto di Fiumicino, guardando dal finestrino, ha notato una barca che, vista dall’alto, sembrava piccola, ma che probabilmente non lo era. Tutto ciò lo ha portato a pensare che la Terra abbia due distinte dimensioni, percettibili contrapponendo sia la pseudo-piccola barca e il vasto mare sottostante, sia la velocità dell’aereo e la lentezza della barca. Così, forse, dovremmo abituarci all’idea che la Terra è piccola, anche se a noi sembra il contrario.    

Infine, alla domanda postagli dal professor Gromi, insegnante di didattica all’Università Cattolica: “Stai viaggiando da anni, riesci ancora a stupirti?”, Roversi ha risposto: “Certo, come si fa a rimanere impassibili e indifferenti davanti alle meraviglie del mondo?”. (Gazzola, Villa)

Simone Bozzato, Società Geografica Italiana
Membro della società geografica italiana, associazione nata a Firenze nel 1867, fra l’altro ha sostenuto: “La geografia è stata per lungo tempo la scienza degli esploratori, ora il campo d’interessi si è allargato notevolmente e i problemi che focalizza sono molto vari. La geografia è una scienza che studia la terra e l’uomo, e il loro rapporto; ha la fortuna di essere una materia interdisciplinare, con orizzonti molto ampli: archeologia, filosofia, economia, diritto, antropologia, etnologia, cultura in generale… Un elemento centrale per la geografia sono le nuove tecnologie che spesso, però, hanno faticato a entrare.” (Andrea Alessandrini)

La geografia, per un lungo periodo, è stata la scienza degli esploratori che hanno portato numerose testimonianze da nuove regioni e nuovi popoli.

Successivamente, la “scienza degli esploratori” ha coinvolto il rapporto tra uomo e natura ed è diventata una scienza multidisciplinare comprendente ad esempio antropologia, economia, archeologia, filosofia, botanica, zoologia…

Oggi si studia soprattutto l’impatto dell’uomo sul territorio circostante e l’Europa sta cercando di mettere in atto un piano per migliorare la gestione dell’ambiente.

Per diverso tempo, la geografia si è dimostrata chiusa e ostile verso le nuove tecnologie, come ha evidenziato il mancato sfruttamento delle foto satellitari. Solo attualmente è cambiata, ampliando il proprio orizzonte verso queste innovazioni che l’hanno resa una scienza più dinamica, moderna e aperta alle nuove generazioni. (Gazzola, Villa)

La geografia è la scienza che studia e descrive la Terra nei suoi aspetti umani e fisici. La geografia insegnata a scuola sta perdendo sempre più di importanza, poiché si basa sull’apprendimento mnemonico degli elementi che sussistono in una determinata regione: climi, caratteristiche del luogo, paesaggi naturali e umani, politica, capitali, conoscenza di monti e fiumi, densità di popolazione e dati tecnici come tassi di natalità, crescita, morte, … Lo studio del paesaggio e dell’ambiente è un ruolo assolto dalla cartografia che è, sotto alcuni aspetti, uno strumento della più ampia geografia. La cartografia, o la geografia che si basa sullo studio dei paesaggi, è stata un mezzo importante per gli esploratori; se si pensa agli anni del colonialismo, dove gli esploratori viaggiavano in cerca di nuove terre da colonizzare e approdavano in zone del tutto sconosciute, la cartografia trovava un impiego indispensabile per tracciare e registrare il territorio scoperto. Ma oggi non è più fondamentale poiché si ha un quadro completo dell’aspetto del mondo in cui viviamo, grazie anche alle nuove tecnologie di cui, seppur dopo molto tempo, la geografia si è servita.

LA GEOGRAFIA PROBLEMATICA

Lo scopo della geografia, tuttavia, non è quello di far imparare a memoria nozioni ma di rendere tutti consci dei problemi legati al mondo in cui viviamo, ambito di cui si occupa la geografia problematica che interagisce con varie discipline quali l’archeologia, la paleografia, la filosofia, … per ricoprire il suo ruolo. Il nuovo aspetto della geografia, quello problematico, è sotto alcuni punti di vista piuttosto giovane, “creato” per mostrare le situazioni ambientali troppo spesso messe in secondo piano. La geografia è stata poco attenta per un lungo periodo di tempo all’uso delle nuove tecnologie, ma esse hanno facilitato l’apprendimento dell’aspetto del territorio, lasciando alla geografia problematica il compito di occuparsi delle questioni ambientali. (G.Conni)

Luisa Bonesio, www.geofilosofia.it
Geofilosofa della università di Pavia, insegnante di estetica nella facoltà di Lettere e Filosofie, ha detto: “La geofilosofia è un modo di pensare le problematiche in modo interdisciplinare: rispetto alla geografia è più autoreferenziale e solipsistica. Bisogna infatti capire il luogo in cui siamo. La modernità ha creato ampie prospettive di conquista e di spazi: lo spazio è un concetto astratto, bianco, quindi si perdono le caratteristiche reali. Il paesaggio, esteticamente inteso, è decaduto come se fosse qualcosa di passato.” E ha aggiunto: “Il turista conosce davvero i posti che visita? Per la maggior parte no, vede infatti solo immagini empiriche. La nostra era, sebbene sia caratterizzata da un certo parossismo del movimento, pone il paesaggio come articolazioni tra luoghi, sia fisici, che culturali e storici. Il paesaggio è una rete di relazione spazio-tempo, ogni cosa vive in una condizione spazio-temporale. L’europa ha imposto un piano per il paesaggio che prevede che tutto sia paesaggio compreso la quotidianità. La civiltà odierna vive un continuo processo di anestetizzazione, si è spento lo θαυμάζειν greco, il lasciarsi stupire. Non possiamo lasciarci colpire dall’altro senza prima conoscere l’altrove; ma questa consapevolezza oggi sta scemando. (A. Alessandrini)

Luisa Bonesio ha criticato come il mondo ci “entri” tramite la televisione, internet e mass media, non permettendoci di conoscere davvero tutti questi luoghi, avendo a che fare con immagini e non con luoghi concreti. (C.Balordi, N.Marchesi)

- Lunati, Merli, Cristalli, Del Forno - 
Luisa Bonesio è la responsabile di “Paesaggi: Luoghi dell’anima”.
Durante il suo intervento ha posto a confronto la geografia, come studio della dimensione della terra, e la geofilosofia, come studio di concetti che ci possono aiutare a capire il luogo in cui stiamo. Ci ha fornito una breve definizione di questa disciplina.
Geofilosofia: “geo” dimensione della Terra, modo di pensare alle problematiche con discipline diverse. La filosofia si deve aprire al di fuori, verso un mondo che è diventato piccolo. Capire il luogo in cui siamo è difficile e misterioso.

La tecnologia moderna ha portato ad un’apertura, una globalizzazione che Luisa Bonesio ha spiegato come unificazione della Terra, Spazio (=luogo) astratto, bianco, omogeneo, in cui si perde l’interesse culturale, storico; si perdono anche le qualità della vita  dello spazio e del tempo dove si nasconde il mistero del luogo in cui viviamo che è difficile da comprendere.

Con le tecnologie moderne il mondo ci entra in casa. Ma noi lo conosciamo veramente? Abbiamo a che fare più con immagini che con la realtà. Attraverso internet e la tecnologia possiamo conoscere tutto senza in realtà conoscere niente, noi non riusciamo a vivere e concepire realmente lo spazio perché non viaggiamo più fisicamente, ma virtualmente. Non siamo sollecitati dall’interesse per il paesaggio, siamo apparentemente perennemente in viaggio e questo si scontra con l’esperienza.

Importante è l’Articolazione spaziale, ovvero la relazione tra i luoghi, che oggi si è quasi completamente persa sempre a causa della virtualità.

Si è persa anche la capacità di stupirsi davanti allo spazio del mondo, si è incapaci di essere aperti al di fuori, a ciò che c’è fuori. Se non sappiamo vedere altrove non ci possiamo affiancare al “di fuori”. La nostra epoca si scontra con l’altro, e con la possibilità di vedere l’altro se non si conosce l’ altrove.

La geografia non è solo globale (vista dall’alto) ma anche locale, non basta avere una conoscenza generale, un insieme di nomi, ma bisogna conoscere i luoghi anche nella loro bellezza nella loro storia nelle loro principali caratteristiche.

Il paesaggio diventa obiettivo politico unificatore.

Oggi c’ è una grande incapacità di lasciarsi sollecitare dall’estetica della geografia, anche storica, la professoressa Bonesio portava come esempio la mancanza di curiosità delle persone che prendono i treni e che affacciandosi ai finestrini potrebbero conoscere una piccola interessante parte dell’Italia, nessuno ormai guarda il mondo “dal vivo”.

Forse il paesaggio e il mondo si guardano solo quando si tratta di modificarli, si guardano per decidere cosa e come costruire, ma senza pensare a salvarli a non danneggiarli.Bisogna comunque riconoscere che da circa una decina di anni, sia per “moda” o perché ci si è fatti un piccolo esame di coscienza, si è cominciato a rispettare maggiormente il territorio.

«Dunque ora passerà alla lotta armata?» la incalza Patrizio Roversi. Nella speranza che queste buone intenzioni possano avere un altrettanto buon seguito la professoressa Bonesio dichiara che la sua lotta armata in difesa del paesaggio coincide con l’opera di elaborazione e divulgazione che si svolge in occasioni come questa nostra piacentina.

Carlo Alberto Ricci: Anno Polare Internazionale, Museo Nazionale dell’Antartide
L’ANNO POLARE INTERNAZIONALE
CALOTTE E CAROTE
Soltanto in Groenlandia si può parlare di “calotta”, cioè di terra su cui poggia uno strato di ghiaccio; Artide e Antartide sono “banchisa”.
L’innalzamento della temperatura ha causato un dissesto del permafrost con esiti devastanti sulla statica degli edifici e conseguenti crolli.
Le “carote” di ghiaccio, cilindri estratti da apposite trivelle (fino a 3000 m sotto il suolo) permettono l’elaborazione di grafici relativi alla temperatura del pianeta nel tempo e, grazie alle bolle incluse nel ghiaccio, anche alla presenza di metano e altri gas nell’atmosfera.

LA SCOPERTA DEI POLI
Il Polo Nord e il Polo Sud sono considerati zone inospitabili e inadatte alla vita; proprio per questo non sono tenute in considerazione, ma in realtà hanno un notevole influsso sul delicato equilibrio climatico della Terra. A differenza del Polo Nord, il Polo Sud venne scoperto solo dopo molto tempo e gradualmente: gli esploratori approdarono lungo le coste, costruendo avamposti nei periodi della seconda metà dell’800. In seguito giunsero sempre più esploratori interessati a conoscere l’esatta ampiezza di questa terra e si spinsero così sempre più all’interno, riuscendo a delinearne la forma e l’estensione. Solo in tempi recenti si è venuta a conoscenza dell’importanza dei poli per il clima terrestre e sono stati istituiti gli IPY – international polar year, per studiare i vari fenomeni che avvengono in queste regioni.
L’ISTITUZIONE DEGLI  IPY (INTERNATIONAL POLAR YEAR)
Il primo anno polare internazionale si tenne 1882-1883 grazie all’esploratore austriaco Karl Weyprecht per investigare su queste regioni, in quegli anni del tutto inesplorate. Da allora si tennero altri tre IPY, nel 1932-1933, 1957-1958 e l’ultimo nel 2007 che finirà nel 2009. L’Obiettivo dell’International Polar Year è quello di consentire una comprensione più dettagliata delle regioni polari, attirando l’attenzione sulla loro importanza e sul ruolo dei principali meccanismi terrestri, oceanici e atmosferici e all’impatto del cambiamento climatico. Il suolo antartico è utilizzato esclusivamente a scopi scientifici internazionali. Gli scienziati sono già a conoscenza che la produzione di gas tossici quali l’anidride carbonica emessa da industrie, macchine e combustibili fossili sta portando ad un graduale aumento della temperatura del pianeta (effetto serra) con il rischio dello scioglimento dei ghiacci e con ripercussioni catastrofiche sulla Terra. Il ghiaccio che compone  i poli (in particolare il Polo Sud) è composto da più strati: quello più basso è il più antico ed è situato in profondità, in uno stato di mantenimento perenne; mano a mano che si risale in superficie la consistenza del ghiaccio si fa meno densa, poiché vi penetra l’aria, fino ad arrivare al livello del suolo, composto da neve; basta un aumento di temperatura significativo per far sciogliere i primi strati e indebolire gli ultimi, fino al totale scioglimento; la conseguenza è un aumento del livello delle acque: città costiere o poste alla foce di fiumi verrebbero inevitabilmente sommerse  e il mare avanzerebbe fino nell’entroterra. Ma possono formarsi anche altri fenomeni  poco conosciuti, uno di questi è la Warm Conveyor Belt, una massa d’acqua che si forma nelle regioni artiche e che, con il repentino scioglimento dei ghiacci, porterebbe ad un aumento di precipitazioni. Ai ritmi di inquinamento attuali, fra non molti anni la banchisa dell’artico non esisterà più. L’ultimo Anno Polare Internazionale si basa sullo studio dei fenomeni dei poli e cerca il modo di comprendere numerosi ambiti scientifici, esplorando anche nuovi territori ai due capi del mondo, tentando di scoprire tracce del passato nelle profondità dei ghiacci e di illustrare la relazione tra la superficie dell’oceano e l’atmosfera, il tutto per evitare conseguenze negative sul futuro della Terra. (sintesi di Federico Casella)

Sabato 29.ix.2007 (pomeriggio)
GEOFEST CONFERENZA: GEOGRAFIA E TURISMO
“Festival con le ruote”-Barbarini, Bisi, Ingallina, Mezzadri,  Pellizzon-

Relatori:

  • G. Magistrali: collaboratore dell’università di Ferrara, facoltà di Scienze dell’Educazione e responsabile del turismo sociale e dell’ufficio di piano piacentini.
  • C. Scaffidi: responsabile internazionale di Slowfood.
  • S. Castelli: responsabile delle guide Lonely-Planet.
  • G. Zucchini: presidente di “Leggermente, viaggiare con i libri”.
  • P. Roversi: inviato di “Turisti per caso”, rappresentante di tutti i turisti.

  Cosa si intende per geografia? 
C. Scaffidi:
L’impadronirsi delle mappe e la perfetta conoscenza di queste costituiscono la geografia “vera”; abbinati ai ricordi dei Paesi visitati che caratterizzano la geografia personale.
Per un’esperta turista come Susy Blady, invece, è rappresentata da tutti i volti amici conosciuti durante i suoi viaggi, la realtà che non ha potuto vivere interamente.

G. Zucchini:
Anche quando stiamo seduti su una poltrona in realtà ci muoviamo grazie alle sensazioni provate leggendo i libri; la geografia è la costruzione delle mappe interiori: <<Di una città non godi le sue sette o settantasette meraviglie, ma le risposte che dà ad una tua domanda.>> (I. Calvino).

 G. Magistrali:
Noi riscriviamo il mondo con la tecnologia e le risorse energetiche; mentre i primi geografi andavano a vedere com’era fatto il  mondo, tracciando mappe.

 S. Castelli:
La geografia è scrivere della Terra, ma anche la gioia di perdersi.

Cos’è il turismo equo-solidale? 

G. Magistrali:
E’ il turismo che salva le culture creando un viaggio d’incontro, un’esperienza eccezionale; esso viene prodotto dal popolo ospitante.

 S. Castelli:
Le guide sono per viaggiatori indipendenti, una carta etica per rispettare le altre culture, facendo del viaggio una grande risorsa.

 C. Scaffidi:
Il turismo è andare alla ricerca di produttori gastronomici locali, entrando direttamente in contatto con le culture; infatti per conservare un prodotto bisogna mangiarlo.

Il turismo può essere sempre una cosa positiva?

S. Castelli:
Il turismo ha due facce: il riscatto economico e la cultura calpestata. Il viaggio può portare vantaggi nei luoghi dove c’è una depressione economica o una dittatura, nonostante visitare questi luoghi sia più problematico (come nel caso del Myanmar).

 G. Magistrali:
Il turismo favorisce la dittatura, in quanto finanzia lo Stato; strumento che sostiene il governo.

 C. Scaffidi:
Il turismo può anche avere una connotazione negativa: fare indagini che si negano nel momento in cui si mettono in atto, come quando si scopre una civiltà incontaminata, ma, con il proprio passaggio, la si contamina. <<…Bisognerebbe restare a casa propria a cercare di cambiare la società tanto denigrata, piuttosto che modificarne altre ancora non esplorate… >>

 G. Zucchini:
Il libro è l’innesco del viaggio: infatti si compiono percorsi attraverso le sue pagine nei territori visitati dallo scrittore (turismo non superficiale). Si trattano mappe anche attraverso la lettura allontanandosi dai luoghi e creando un viaggio parallelo. Per i ragazzi questi sono i viaggi della crescita perché il percorrere lo spazio modifica il passato. Secondo Proust  quando si raggiunge un luogo amato spesso si rimane delusi. Attraverso le mappe si conosce la storia di un Paese.

Anche i libri possono viaggiare materialmente attraverso il “book-crossing”, lasciando questi in luoghi significativi dando la possibilità di farlo leggere ad altre persone. Un altro viaggio che possono che possono compiere è “libro a staffetta”, cioè lo scambio di libri di biblioteca in biblioteca. 

Interventi del pubblico:
Luisella Spezia: ufficio biblioteche della provincia di Piacenza

Le biblioteche sono delle insolite agenzie di viaggi. Bisogna avere uno scopo del viaggio che ci fa voltare pagina nella vita, un’esperienza iniziatica.


Domenica 30.IX.2007 (pomeriggio)
Interessante intervento di Duilio Gianmaria sul lago d’Aral, l’Afghanistan, il mar Caspio e le problematiche “geo-politiche”, il tutto documentato da una splendida rassegna fotografica con un commento estremamente essenziale ed efficace.
Più “poetico” l’intervento di Ambrogio Borsani sui viaggi e le esperienze letterarie di Stevenson, sepolto nelle isole Samoa… una geografia che ha ispirato temi letterari, sogni e fantasie…
Franco Farinelli ha raccontato come si sia passati dal “mondo” alla carta geografica, come cioè attraverso cosmogonie, cosmologie e miti vari si sia giunti lentamente alla moderna cartografia. E’ partito dai miti babilonesi, dalla Genesi e dall’Enuma Elis, facendo riferimenti al mito greco e all’esperienza di Anassimandro che peccò di hybris perchè osò rappresentare la terra con uno sguardo dall’alto, come quello degli dei… e fermò la physis, cristallizzandola in una rappresentazione ferma, morta…
Bibliografia: F. Farinelli, L
‘invenzione della terra offre molti spunti interessanti. (P. Feci)

 

 

 

 

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